L’ora senz’ombra, Osvaldo Soriano

Letto di venerdì #15

«L’ora senz’ombra» è un romanzo pieno delle sfumature della scrittura di Osvaldo Soriano: rimandi, citazioni, a cui si aggiungono le personali incrostazioni letterarie.

Cover di L'ora senz'ombra si OSvaldo Soriano, edizioni SUR

È colmo anche della capacità (per me invidiabile) dell’autore di credere che l’essere umano possa davvero essere epico, si possa riscattare alla fine, si possa definire per quello che è nel profondo e ciò possa bastare per arrivare a una plausibile redenzione.

«L’ora senz’ombra» ruota attorno a un viaggio in automobile che il protagonista, scrittore a cui letteralmente fischiano le orecchie, fa, mosso dalla necessità di cercare il padre che non vede quasi mai ma come una presenza in movimento lo costringe a fare i conti con le storie della sua famiglia, con la figura di sua madre e quindi con se stesso.

Il protagonista scrive continuamente, in viaggio, di notte e di giorno, abita l’auto, una Ford Torino, e con lei instaura un rapporto privilegiato. Non è solo il mezzo di locomozione che lo porta all’obiettivo, ma sostituisce le mura di cui ha bisogno, diventa l’unica cosa che ha.

Lo scrittore si muove tra le strade, le città e le persone che attraversa sempre con un piglio da narratore. Cerca le cause e le conseguenze di pressoché ogni atteggiamento o comportamento umano in cui si imbatte e nel frattempo, mentre si occupa del suo romanzo, conosciamo personaggi strambi, eccentrici, più o meno desolanti e miserabili e proviamo a ricostruire con lui il filo rosso che li unisce.

A un certo punto, mentre leggiamo «L’ora senz’ombra» anche noi siamo alla ricerca di qualcosa, ci occupiamo di una storia nello specifico – è quella del prete? Quella di Laura? Quella, roccambolesca, del padre? Ne troviamo una o più di una e vogliamo saperne di più, vogliamo capire per quali sentieri paralleli ci porterà.

La scrittura, come sentiero da seguire e come imprevisto da cogliere, sta al centro della narrazione e grazie ad essa si muovono i fili del tempo: del passato della sua famiglia, del presente della sua avventura. La scrittura diventa presto un pretesto e si gioca tutto: la credibilità, il fatto di poter essere un lavoro ben pagato, la relazione con gli altri e le aspettative che questi hanno verso il protagonista.

L’ultimo Soriano possibile, per me: di questo romanzo mi era sfuggita la precedente edizione Einaudi e non avevo mai letto questo libro di Osvaldo Soriano, che Sur ha riproposto un paio di settimane fa e che alla fine mi ha commosso.

La citazione

Non so, mi sembra che arriviamo sempre tardi a ciò che amiamo. Uno si siede a veder passare il cadavere del padre e a un tratto il morto si alza e comincia a pronunciare la sua arringa.

L’ora senz’ombra, Osvaldo Soriano, SUR. Traduzione di Glauco Felici