Abbiamo sempre vissuto nel castello, Shirley Jackson

Letto di venerdì #13

«Abbiamo sempre vissuto nel castello» è stato un po’ una liberazione, per me, che leggo quasi mai storie di paura.

Cover di Abbiamo sempre vissuto nel castello, Adelphi.

Il castello è un luogo, un pretesto, un posto da cui scappare. Significa casa e famiglia, dunque paura.

La liberazione come lettrice sta nel fatto che a parte la paura (ogni tanto mi coglieva, qua e là, chiudevo il libro e lo lasciavo stare per un paio di giorni, perché entrambi avevamo bisogno di spazio) ci ho trovato una sorpresa.

La paura nasce da gli spazi fra le righe, dai movimenti dei personaggi fuori dall’inquadratura. E questo produce la tensione mentre si legge, l’attesa, la circospezione, quasi nei confronti del castello.

È un mondo che custodisce, il castello, per il tempo della lettura. Rapisce e lo fa senza chiedere così come attrae completamente i personaggi.

La citazione

Una volta in mezzo alla strada uscii dall’ombra e mi ritrovai nel vivido e ingannevole sole d’aprile; a luglio il calore avrebbe rammollito la superficie stradale e sarei affondata con i piedi, cosicché attraversare sarebbe stato ancora più periglioso e le case ancora più brutte. Il paese era tutto uguale, costruito nello stesso periodo in un unico stile; sembrava che gli abitanti non potessero fare a meno di quella bruttezza, che se ne nutrissero.

Abbiamo sempre vissuto nel castello, Shirley Jackson, Adelphi. Traduzione di Monica Pareschi.