Il cantiere, Juan Carlos Onetti

Letto di venerdì #12

«Il cantiere» racconta il cinismo dell’animo umano (sempre, senza eccezioni) quando si trova di fronte al denaro e al potere.

Cover Il cantiere di Juan Carlos Onetti, Sur.

Larsen è un antieroe da manuale.

È di ritorno a Santa Maria, dopo essere stato esiliato con disonore per cinque anni e quando torna programma la risalita sociale: corteggia Angélica Inés e si fa assumere come capo cantiere navale dal padre di lei.

Larsen si tuffa dentro una situazione stantìa e cadente. Non gli succede mai nulla attorno e il desiderio di riscatto sopisce, zittito dal contesto immobile che ha attorno.

Il cantiere navale diventa una metafora avvilente della vita di Larsen, un modo per smettere di riflettere, smettere di cercare e soprattutto smettere di progredire come essere umano.

La citazione

Ma l’esasperazione, e anche il silenzio, non sembravano provocati dalla miseria, dal parto imminente, dal fatto che Gàlvez passasse le serate al Chamamé. Non aveva motivi concreti. Forse lei non era più una persona, ma un ricettacolo di una curiosità, di un’attesa. Canticchiava tanghi e Larsen non era sicuro che lo ascoltasse sempre, non sapeva se il sorriso, o perlomeno l’angolo arricciato della bocca, fosse connesso ai suoi lenti, drammatici discorsi o supposizioni sul futuro. Come se una vecchia abitudine di abbandono e idiozia le facesse credere che tutto può accadere, ora stesso, quello che è verosimile dei suoi mille innumerevoli contrari, pensava Larsen.

Il cantiere, Juan Carlos Onetti, edizioni Sur. Traduzione di Ilide Carmignani.