Ultimamente sono più distratta del solito.
Lascio le matite con cui sottolineo i libri in giro. Ne prendo una al mattino quando mi ricordo e non so dove la lascio: alla sera non c’è più. Il segnalibro con cui tengo il segno mi si sposta mentre il libro è nella borsa, lo perdo, lo ritrovo spiaccicato sul fondo molto spesso, si rovina, mi dispiace allora non lo uso e faccio le orecchie, ma ogni tanto mi si tolgono pure quello: qualcuno una volta ha detto qualcosa sull’entropia nelle borse delle donne. Ecco: appunto.

Mi dimentico sempre dove metto il cellulare, per esempio. Allora simone mi fa squillare il cellulare e io lo ritrovo: come si può immaginare è sempre esattamente dove pensavo fosse la prima volta. Forse sto diventando come quelli che controllano dieci volte se hanno chiuso la macchina – io ora che ci penso controllo almeno tre volte al mattino se ho spento Osvaldo, che poi sarebbe il mio mac, però questa cosa del cellulare mi sembra più grave, mi sembra più ossessiva.

Ci metto quei due minuti a trovare le chiavi di casa. Ogni sera. Sto davanti alla porta sul pianerottolo per un bel po’, cerco nella borsa, sento il micio miagolare, ha quasi sempre fame quando torno, e lui sa che son lì a cercare le chiavi e mi miagola contro, non si capacita che faccio ogni sera la stessa scena, ha ragione anche lui, credo. Cerco nella tasca interna e in quella esterna – mi hanno regalato questa borsa nera le mie colleghe per il compleanno che ha molte tasche. Bello, ho pensato, così sistemo tutto e trovo tutto. No, ma non è colpa della borsa – e infine nel mezzo, dove c’è tutto il resto, compresi quei quattro o cinque volantini inutili che prendo al mattino: sono pubblicità, non mi servono ma io prendo sempre tutto, non butto niente per terra e allora infilo tutto in borsa.
Le chiavi, alla fine, sono sempre nella prima tasca in cui ho cercato.
Giuro: sempre.

Sono sempre stata una distratta: andavo a scuola convinta di aver dimenticato le cose, chiedevo la gomma alla Valentina e poi tornavo a casa e la gomma era lì dove l’avevo lasciata il giorno prima: alla rinfusa nella tasca di sopra dello zaino. Ultimamente sono più distratta del solito, però.

Ultimamente sono più distratta del solito e per curarmi ho comprato un kindle. Keyboard, con i tasti, me lo hanno spedito da amazon dritto dritto. Ci ha messo poco ad arrivare e come prima cosa ho comprato un ebook, per curarmi prima: Restituiscimi il cappotto di Adrián Bravi, edizioni Sugaman, è di quest’anno. Questo libro è bellissimo, vorrei averlo scritto io, l’ho comprato appena ho potuto – e ho comprato anche tutti e due gli altri di Sugaman, erano a prezzo speciale: con 6 euro ne compravo tre, li ho comprati tutti e tre. 6 euro li avrei dati solo per Adrián Bravi, per dire – e così ho iniziato a leggere anche La matematica è scolpita nel granito di Paolo Nori e niente: non mi sento più così distratta.

Non c’è bisogno di cercare il cellulare al mattino mentre sono in metro perché non lo uso più: leggo. Non ho bisogno di cercare matite per sottolineare: sottolineo col kindle – poi lui cataloga tutte le mie note ogni volta che le faccio e tutti i segnalibri ogni volta che li metto, non mi devo nemmeno ricordare che cosa ho fatto, perché me lo dice lui – non devo decidere cosa portarmi dietro al mattino, pensare alla borsa pesante con dentro i libri rigidi con la sovraccoperta – si chiamano hardcover lo so ma è un termine davvero brutto – mi porto tutto, tanto lui ha un sacco di spazio. Poi la batteria dura tantissimo.

Ho scoperto l’acqua calda, sì. Un po’ come quando ho scoperto che dentro al mio ipod classic – che non cambierei con nessun altro tipo al mondo – ci stava tutta la musica che volevo sentire. Ho iniziato a sentire la musica dappertutto, anche a basso volume.
Sono quattro giorni che non telefono, non scrivo – cioè: scrivo a casa, non in giro – ma ascolto la musica e leggo di più e prendo gli appunti che è quello che facevo circa dieci anni fa, quando prendevo il 13 da Via Murri a Bologna e arrivavo alla fermata Lame, quando ero distratta, lo sono sempre stata, ma non così distratta.

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